Sul legame tra nucleare civile e militare
La tecnologia nucleare è tipicamente dual use. La distinzione tra “nucleare civile” e “nucleare
militare” (bomba atomica o a fissione) è più politica che tecnica.
Entrambi i settori si basano sugli stessi principi fisici e sulle stesse tecnologie di base:
• l’arricchimento dell’uranio
• la gestione del combustibile
• la separazione del plutonio (tramite il riprocessamento)
• le conoscenze ingegneristiche sui reattori e sui materiali fissili.
Questo vale anche per la bomba a fusione che è un ordigno a due stadi: contiene al suo interno
una bomba a fissione che fornisce l'altissima temperatura e pressione istantanee necessarie per
innescare la reazione a catena di fusione dell’idrogeno.
Un Paese con impianti di arricchimento e riprocessamento possiede dunque la capacità tecnica
potenziale di produrre materiale fissile per armi nucleari.
Le installazioni e il personale addestrato nel settore civile costituiscono:
• una riserva di competenze scientifiche e industriali,
• una catena di approvvigionamento e componentistica (materiali, sistemi di controllo,
tecnologie di sicurezza) utilizzabili per programmi militari.
Il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) del 1968 è il pilastro del regime di controllo.
• Esso riconosce il diritto all’uso pacifico dell’energia nucleare a tutti gli Stati membri,
• ma proibisce di sviluppare o acquisire armi nucleari per chi non le possedeva prima del
1967.
Tuttavia, proprio questo “diritto all’uso pacifico” crea un paradosso: consente lo sviluppo di
tecnologie “dual use” sotto la giustificazione civile, lasciando agli organismi di verifica (es. AIEA) il
compito di vigilare sul non uso militare.
Mi sembra utile ricordare alcuni fatti recenti che certificano il legame stretto tra nucleare civile e
nucleare militare:
• La guerra Israele-Iran, avviata il 13 giugno 2025 dall'offensiva israeliana e statunitense,
attraverso massicci attacchi aerei a sorpresa contro infrastrutture nucleari in territorio
iraniano era stata motivata da Israele, dotato di armi nucleari, dal voler impedire che l'Iran
si dotasse di testate atomiche.
• In vari think-tank, tra i quali l’European Council on Foreign Relations, è stato aperto il
dibattito sulla necessità di una “Euro-bomb”, ovvero una capacità nucleare comune di
deterrenza europea indipendente dagli USA. La leader SPD alle europee, Katarina Barley,
sostenne in un’intervista al Tagesspiegel nel febbraio 2024 che le bombe atomiche dell’UE
potrebbero diventare «un tema». Teniamo conto che 14 sui 27 membri UE sono dotati di
Centrali atomiche.
• A proposito di mini-reattori nucleari militari, la Russia ha sviluppato l'arma di nuova
generazione Burevestnik, un missile subsonico, da crociera, a propulsione nucleare con una
gittata operativa illimitata, capace di trasportare testate nucleari.
• Pochi giorni fa, la Direzione degli Armamenti Navali della MMI ha incaricato a Fincantieri di
elaborare un piano che “esplori in modo esaustivo e dettagliato gli impatti dell’impiego
della propulsione nucleare a bordo delle unità navali maggiori e dei sottomarini”
Le armi nucleari a Ghedi ed Aviano
L'Aerobase nucleare di Ghedi, a 15 km da Brescia, è a comando italiano, ospita il 6° stormo AMI
"Diavoli Rossi", che ha come motto: Ghignando sulla preda mi scaglio.
Dal 1991 la Base ha partecipato alle più importanti missioni belliche USA e NATO: Guerra del Golfo
Desert Storm, Operazione Allied Force contro la Ex Jugoslavia, Guerra in Afghanistan, Operazione
Unified Protector contro la Libia e poi contro lo Stato Islamico in Iraq e Siria.
Nell'ambito della Condivisione Nucleare ospita una ventina di bombe nucleari e partecipa alle
esercitazioni nucleari NATO Steadfast Noon, che coinvolgono anche l'aerobase nucleare
“statunitense” di Aviano, la cui ultima edizione si è conclusa il 24 ottobre scorso.
Dal 2022, con l'“Operazione speciale” russa in Ucraina anche questa base è in stato di allerta
crescente.
In questi ultimi anni è stata rinnovata sia in termini di strutture che di piste di volo, in particolare
con nuovi bunker e shelter per ospitare le nuove bombe termonucleari B61-12, già arrivate, come
confermato da Hans Kristensen (del Bulletin of the Atomic Scientists in una intervista su Il Fatto
Quotidiano a Stefania Maurizi nel marzo 2025), anche ad Aviano, e, in sostituzione dei Tornado, i
nuovi cacciabombardieri F35A Lightning II che le trasporta.
L'Aerobase nucleare di Aviano è un'infrastruttura militare italiana (l'AMI ha il comando
dell'aeroporto "Pagliano e Gori") utilizzata dall'aeronautica militare statunitense, e si trova a circa
15 chilometri a nord di Pordenone. Nella base ha sede il 31st Fighter Wing, stormo di attacco
statunitense, a sua volta parte dell'USAFE (Forze Aeree USA in Europa).
Dal 1954 è una base NATO e ha svolto operazioni militari, illegali rispetto al Diritto internazionale,
anche contro la ex Jugoslavia nel 1999 e contro la Libia nel 2011. E' tristemente famosa per la
strage del Cermis del 1988 causata da un pilota USA.
Fino a pochi anni fa nella base vi erano circa 50 bombe termonucleari. Queste armi, come detto,
sono state sostituite dalle nuove, più pericolose, B61-12, anche se in numero più ridotto. Da alcuni
mesi stanno arrivando i nuovi F35A, per la loro “consegna”, in sostituzione degli F16.
Il TPNW, la posizione NATO e l'impossibilità che l'Italia lo firmi
Come sapete nel 2017 l'Assemblea ONU ha approvato il testo per il Trattato per la Proibizione
delle Armi Nucleari TPNW, votato da 122 Paesi su 193. Il Trattato è diventato giuridicamente
vincolante nel gennaio 2021. Oggi sono 99 i Paesi che lo hanno sottoscritto e di questi 74 lo hanno
anche ratificato.
Nessuno dei 5 Paesi Nucleari o dei 4 dotati di proprie armi nucleari lo ha sottoscritto.
La NATO, subito dopo l'approvazione del testo del TPNW, ha ritenuto che: “il Trattato non riflette
l'ambiente di sicurezza contemporaneo e minerebbe il TNP Trattato di Non Proliferazione”, come
recita la dichiarazione del NAC – Consiglio del Nord Atlantico, l'autorità suprema all'interno della
NATO, del 20 settembre 2017, e in ambito NAC le decisioni vengono prese sulla base
dell'unanimità e del comune accordo.
E' opportuno poi ricordare che i Concetti Strategici NATO prevedono dal 1950 l'eventuale uso di
armi nucleari anche in caso di attacco convenzionale e che l'Italia fa parte del NPG Gruppo di
Pianificazione Nucleare della NATO e partecipa alla “Condivisione Nucleare”, ospitando sul suo
territorio le armi nucleari.
Il Gruppo esamina e definisce la politica nucleare dell'Alleanza. Anche in questo caso le decisioni
vengono prese all'unanimità, è sufficiente che uno dei Membri non sia d'accordo che la proposta
di decisione viene scartata. Ogni membro ha dunque potere di veto.
ICAN e la Campagna Italia Ripensaci sostengono che sia possibile che un membro della NATO
sottoscriva e ratifichi il TPNW, ed hanno intensificato la loro Campagna proprio sulla richiesta ai
Paesi membri della Alleanza di aderirvi adducendo che il Trattato di fondazione della NATO non
impegna i membri in tema di armi nucleari. La possibilità però che questo avvenga è remota, non
tanto e solo per le condizioni di guerra attuale, quanto perché il Paese che volesse sottoscriverlo
dovrebbe riuscire a convincere tutti gli altri 31 Membri a modificare questo aspetto della Politica
Nucleare della NATO, se uno solo dei Paesi si oppone questa possibilità svanisce.
Forse è per questo che la Campagna Italia Ripensaci, lanciata nel 2016 dalla Rete Italiana Disarmo
(ora RIPD) e da Senzatomica, non è riuscita ad ottenere risultati significativi in termini di decisioni
politiche nonostante siano passati 9 anni e 6 governi di ogni colore
Se il nostro Paese ratificasse il TPNW, dovrebbe in breve tempo restituire le armi nucleari agli
USA. Intanto però, come dicevamo, una quarantina di Bombe nucleari statunitensi rimangono
nelle Basi di Ghedi ed Aviano, che anzi sono coinvolte nelle esercitazioni NATO di guerra nucleare.
Nostri piloti, su nostri cacciabombardieri si addestrano a portare bombe termonucleari su
territori e popolazioni considerate nemiche, rendendosi responsabili di una probabile apocalisse
nucleare. Questo noi non possiamo accettarlo poiché ne saremmo corresponsabili.
L'Italia anche se non firmasse il TPNW potrebbe decidere di restituire al mittente queste armi di
distruzione di massa. Dopo tutto l'Italia ha firmato il Trattato di Non Proliferazione che
l'obbligherebbe a non accettare armi nucleari da alcuno e dopo tutto dovrebbe rispettare la Legge
185/90 che vieta esplicitamente la fabbricazione, l'importazione, l'esportazione e il transito di armi
nucleari, ma non lo fa.
La lotta per la rimozione dall'Italia delle armi nucleari
Innumerevoli nel tempo sono state le iniziative per la rimozione delle armi nucleari da Ghedi:
presidi e cortei molto partecipati (es.: 5000 persone nel 2023), convegni, assemblee, contestazioni
per le visite di studenti alla Base, rivelazione della sismicità del luogo e dell'inquinamento acustico
e dell'aria procurato dai cacciabombardieri, ecc.. Iniziative analoghe sono state dispiegate ad
Aviano, famosa per esempio la “Via Crucis” sistematicamente organizzata dai “Beati i Costruttori di
Pace”.
Le iniziative più rilevanti sono state la richiesta Piani di Emergenza in caso di “incidente” nucleare
e una Denuncia penale contro la presenza di armi nucleari in Italia, che il 2 ottobre 2023
presentammo al Tribunale di Roma.
Quest'ultima iniziativa fu resa possibile grazie allo studio sulla legalità o meno della presenza di
armi nucleari in Italia che, con 22 associazioni locali e nazionali, avevamo commissionato nel 2021
alla sezione italiana di IALANA (Associazione internazionale di avvocati contro le armi nucleari).
Studio che abbiamo pubblicato nel libro “Parere giuridico sulla presenza di armi nucleari in Italia”,
ora anche in Inglese.
Purtroppo, la PM, a cui era stato assegnato il caso, aveva chiesto la sua archiviazione senza
avvertirci non ritenendoci parti offese ma semplici denuncianti, e il GIP ha archiviato.
Contro il nostro Reclamo il Giudice ha incredibilmente sostenuto l'insindacabilità giuridica di
decisioni politiche.
Recentemente, appreso che la Regione Lombardia ha ordinato la realizzazione di 30 depositi di
Ioduro di Potassio da usare in caso di incidenti nucleari (messi anche in relazione alla guerra in
Ucraina) abbiamo spedito una lettera a tutti i 1500 comuni lombardi proponendo la rimozione
delle armi nucleari da Ghedi come vera azione preventiva e sostenendo l'irrisorietà della misura
di distribuzione delle pastiglie allo Iodio.
Ora abbiamo rilanciato con due denunce, depositate il 22 ottobre c.a., presso le Procure dei
Tribunali di Brescia (per Ghedi) e Pordenone (per Aviano), nella speranza di trovare qualche PM
coraggioso che voglia entrare nel merito di quanto noi abbiamo messo in evidenza: le nuove armi
termonucleari sono arrivate e il loro ingresso nel nostro Paese qualcuno lo ha autorizzato, se
questo viola le leggi, come noi crediamo, vi devono essere sanzioni adeguate e queste armi devono
essere rispedite al mittente. Purtroppo il PM di Brescia ha archiviato direttamente, saltando il
controllo giurisdizionale del GIP.
Dateci una mano a far conoscere questa iniziativa e a costruire un ampio movimento contro le
armi nucleari, che ben si sposa con l'iniziativa contro il nucleare “civile”.

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